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LE TRADUZIONI DI Legnofilia


Patrick's Boold & Gore - Router Plane - #71


  • Autore: Patrick A. Leach

  • Testo originale: www.supertool.com

  • Traduzione: mumu

  • Revisione: legnofilia

  • Tutti i diritti riservati - Nessuna parte di questo contenuto può essere riprodotta in nessun modo senza l'esplicito consenso scritto dell'autore del testo originale e dello staff di Legnofilia.
    Permesso di tradurre concesso dall'autore Patrick A. Leach

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Router Plane - #71


  • Lunghezza: 7 1/2" (19,05 cm) - 7 5/8" (19,4 cm) dal 1962 in avanti
  • Larghezza (lama): varie
  • Peso: 2 5/8 lb (1191 g)
  • Periodo di produzione: 1885-1973
  • Utensile raro: No

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E così voi pensereste che le "fresatrici" [router, in inglese - N.d.t.] siano roba da laboratori moderni. Assolutamente no! Sono in uso da molto più tempo di quanto non lo siano state quelle abnormi [Nel testo originale la parola "abnormi" è scritta mettendo in evidenza le lettere AB, in un chiaro riferimento ad una buffa scena del film "Frankenstein junior", con l'intento ironico di far apparire le fresatrici moderne come degli esemplari subnormali delle router plane - N.d.t.], ma il tipo di cui parliamo non è il genere di "fresatrice" che va ad elettricità.
Queste si usano a spinta o a tirare e servono a spianare il fondo di una scanalatura, di una mortasa o qualsiasi cosa sia più bassa della superficie del pezzo in lavorazione. Un tempo erano attrezzi molto diffusi, specialmente tra i modellisti e i produttori di scale. Ogni laboratorio doveva averne una.
Il "ministero della propaganda" della Stanley, in un volantino allegato all'utensile recitava:
"Per spianare il fondo delle scanalature o altri recessi paralleli alla superficie lavorata. Ci sono molte applicazioni per lavori su mobilio dei modellisti e di fatto per quasi tutti i tipi di lavorazioni in legno che richiedono questi strumenti. Sono ottime per scavare una sede per un ripiano, per un gradino o per installare quel tipo di ferramenta che deve essere montata a filo, come una cerniera o una serratura.
E' impossibile fare un elenco completo, ma chi la utilizza scoprirà presto situazioni dove l'attrezzo si farà valere."

In pratica si tratta di una pialla a forma di D con due manici torniti in legno (faggio o acero) alle estremità. Tra i due manici vi è una lama regolabile a forma di L che fuoriesce da una larga apertura circolare della suola. Una sede verticale scanalata ospita la lama, bloccata in posizione da una sorta di collare munito di una vite. Questo collare, così come le lame, è facile da perdere e spesso si trovano pialle che ne sono sprovviste. Il supporto per la lama è scanalato davanti e dietro in modo che la lama si possa montare sia rivolta verso l'interno sia verso l'esterno, nel modo tipico delle pialle "bull-nose".
Inizialmente era dotata di due lame larghe circa 6mm (1/4") e 12mm (1/2"). Queste lame hanno un'affilatura a tagliente dritto, in modo da tagliare come se si usasse uno scalpello da pareggio. Non erano però l'ideale perché la superficie ottenuta non era perfettamente liscia, per cui dal 1917 venne aggiunta una terza lama dal profilo a V che si comporta come un aratro sul legno. Le prime lame di questo tipo sono in un unico pezzo e a volte hanno la data del brevetto incisa sul gambo. Data la sua forma a cuneo questa lama ha due biselli ed era molto difficile da affilare quindi venne successivamente realizzata in due pezzi in modo da poter essere smontata per l'affilatura. La produzione recente ha in dotazione tutte e tre le lame che sono inoltre dotate di una scala graduata per agevolarne la regolazione.

Questa pialla ha subito numerose modifiche durante la produzione da parte della Stanley. La prima è stata di arcuare la porzione di suola davanti alla lama per avere la bocca della pialla più aperta, modifica datata 1890. Poi intorno al 1895 viene aggiunto un accessorio per chiudere l'apertura della bocca durante le lavorazioni su superfici strette, come un fianco di una tavola, per aggiungere stabilità laterale alla pialla. Questo meccanismo, chiamato dalla Stanley “scarpa”, è attaccato ad un'asta cilindrica che scorre attraverso un foro nella parte arcuata del corpo pialla e permette di restringere l'apertura per aumentare la superficie d'appoggio. Stanley dovette fare alcuni tentativi prima di arrivare alla soluzione giusta, in quanto la prima versione aveva un collare separato che si estendeva in avanti per trattenere la "scarpa" e la barra di limitazione della profondità di taglio. Presto Stanley riprogettò questa parte arrivando al sistema più semplice che ci è famigliare oggi: una nuova configurazione meno costosa da costruire e molto più semplice da utilizzare.
L'utilità della "scarpa" è davvero limitata per la maggior parte dei lavori, ma funziona decisamente meglio come stop di profondità, come descritto più avanti
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Insieme alla "scarpa", la pialla venne dotata anche di uno stop di profondità costituito da una barra tonda facente parte dello stesso gruppo di assemblaggio della "scarpa". Questa barra controlla la profondità di taglio a mano a mano che il tagliente viene regolato verso il basso. Permette di avere ripetibilità dei risultati, cosa che sarebbe stata difficile da ottenere quando la barra non era presente. La barra ha un diametro ridotto nella parte terminale ed il suo uso come stop potrebbe non essere intuitivo per la maggior parte delle persone, ma è molto semplice da utilizzare e piuttosto ingegnoso nella sua semplicità: la barra viene infilata attraverso il foro circolare ad essa dedicato, posto al di sopra della porzione arcuata del corpo pialla, facendo in modo che la parte a diametro ridotto sia rivolta verso il basso.
A questo punto la "scarpa" viene infilata sulla barra (nella estremità a diametro più largo) così che la "scarpa" stessa si trovi ad essere al di sopra della parte arcuata del corpo pialla. La barra viene posizionata alla profondità desiderata (relativamente alla suola della pialla) e la vite della "scarpa" è serrata contro la barra, che deve rimanere libera di muoversi su e giù attraverso il foro della porzione arcuata della fusione (quindi non stringete la vite fino a bloccarla). Procedendo con la lavorazione, la barra scivolerà verso il basso fino a quando la "scarpa" non andrà a battuta contro la parte arcuata della bocca, cosa che impedirà ogni ulteriore scivolamento verso il basso della barra. Quando la "scarpa" arriva a battuta significa che la profondità impostata è stata raggiunta. Piuttosto semplice, no?

Successivamente, nel 1902, sulla sede verticale per le lame venne aggiunto un meccanismo di regolazione "vernier". A tal fine, le lame furono modificate aggiungendo una scanalatura sulla loro sommità, nella quale ingaggia una ruota avvitata e in grado di girare su una barra filettata, consentendo la regolazione della profondità di taglio. Questo tipo di regolazione permette spostamenti minimi della lama, che manualmente sarebbero impensabili. Inoltre è possibile spostare in basso la lama a mano a mano che si procede con la lavorazione del pezzo. Ad esempio, invece di incidere una scanalatura con poche passate, si lavora togliendo pochissimo legno, si allenta il collare, si gira la vite di regolazine, si richiude il collare e si fa un'altra passata. Si ripete la sequenza fino a quando non si è raggiunta la profondità voluta.

Nel 1909 vennero aggiunti alla suola dei fori filettati e svasati (da sopra), che permettevano l'installazione di piastre o guide in legno. In questo modo si poteva usare la pialla anche per pareggiare fondi di aperture più larghe della pialla stessa. In pratica si allargava la suola attaccandone una aggiuntiva fatta di legno.

Nello stesso anno, 1909, la cosidetta "scarpa" per ridurre l'apertura della bocca fu ridisegnata e ricollocata in modo da divenire parte della porzione arcuata della fusione. Contemporaneamente l'asta di profondità fu riposizionata e, di fatto, la "scarpa" fu attaccata direttamente all'astina.
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Una battuta regolabile avvitata alla suola venne aggiunta nel 1939. E' fissata alla parte inferiore tramite una sola vite con rondella, che spesso sono andate entrambe perse. Due piccoli fori in prossimità del foro largo (ad entrambi i lati della lama) indicano se la versione era originariamente equipaggiata con la battuta. La suola è anche scanalata per ricevere la battuta regolabile, che serve quando la lama deve lavorare parallela ad un bordo. La battuta ha un bordo dritto per i tratti rettilinei e l'altro bordo curvo per poter eseguire lavorazioni concave o convesse.

Come per altre pialle Stanley i primi modelli erano verniciati. Gli esemplari più vecchi avevano i manici in acero rifiniti con vernice trasparente. Verso la fine dell'800 divennero nichelate. Questa pialla segue il medesimo percorso. I modelli recenti hanno manici in legno tinto di nero, mentre gli ultimi esemplari hanno manici in plastica. La pialla è ancora in produzione in Inghilterra, ma la sua qualità impallidisce se messa a confronto con le vecchie versioni americane.

Vedrete anche alcune di queste pialle con fusione in ottone. Stanley non le ha mai prodotte con questo materiale. L'origine di queste pialle in ottone è di artigiani che fecero copie di una chiesta in prestito. E' una pialla facile da realizzare, ed essendo così utilizzata era inevitabile che qualche intraprendente mobiliere desiderasse farsela in casa per risparmiare qualche soldino.









  
 legnofilia [ Sab 18 Set, 2010 00:57 ] Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento