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LE TRADUZIONI DI Legnofilia


Patrick's Blood and Gore - Bench Planes - #3, #3C


  • Autore: Patrick A. Leach

  • Testi originali: www.supertool.com, www.supertool.com

  • Traduzione: ac445ab

  • Tutti i diritti riservati - Nessuna parte di questo contenuto può essere riprodotta in nessun modo senza l'esplicito consenso scritto dell'autore del testo originale e dello staff di Legnofilia.
    Permesso di tradurre concesso dall'autore Patrick A. Leach

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#3 - Pialla da finitura (smooth plane)


  • Lunghezza: 8" (20,3 cm)
  • Larghezza (lama): 1 3/4" (4,4 cm)
  • Peso: 3 1/8 lbs (1416 g)
  • Periodo di produzione: 1869-1984
  • Utensile raro: No


Una pialla da finitura molto comune, preferita da alcuni al posto della più lunga #4.

Come in tutte le bench metalliche, assicuraratevi che il corpo pialla sia esente da spaccature – più frequentemente queste sono presenti sui lati, nella parte arcuata, oppure in prossimità della bocca. La stessa bocca è soggetta a crepature frequenti. Non è inusuale che pialle che sembrano perfettamente restaurate presentino delle saldature di tutta la parte anteriore alla bocca. Non fatevi tentare dal fatto che sembrano perfette, a meno che non siate a caccia di parti di ricambio.

Evitate anche le pialle che presentano eccessiva corrosione del metallo (pitting). Un po' di corrosione sui lati non inficierà sulle prestazioni ma difficilmente riuscirete a recuperare una corrosione avanzata.
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  • #3 - Vite di serraggio (vedi nota 1)
  • #4 - Lever Cap
  • #5 - Vite di serraggio del Lever Cap
  • #6 - Piastra centrale
  • #7 - Leva ad "Y"
  • #8 - Manopola di regolazione per la profondità di taglio
  • #9 - Leva per la regolazione laterale della lama
  • #10 - Vite di bloccaggio frog
  • #11 - Manico posteriore
  • #12 - Pomolo anteriore
  • #13 - Bullone e dado di bloccaggio manico posteriore
  • #14 - Bullone e dado di bloccaggio pomolo anteriore
  • #15 - Vite ausiliaria del manico posteriore
  • #16 - Base
  • #46 - Vite per la regolazione del frog


nota 1 - Questa vite si riferisce probabilmente ad alcuni modelli che Stanley produsse tra la fine dell'ottocento e i primi decenni del 900, denominate "Gage planes", la cui caratteristica era quella di avere un diverso sistema per le regolazioni del gruppo di taglio - N.d.t.

Assicuratevi che il frog non sia rotto – curiosamente, molti di essi hanno un pezzetto mancante nel punto in cui si aggancia la leva laterale (i primi modelli, antecedenti al 1885, non avevano tale leva). Ho anche visto un frog con il setto rotto tra le due viti di serraggio. E' difficile comprendere come sia avvenuto un simile danno, probabilmente in un maldestro uso del cacciavite nello stringere o allentare le viti. Un danno comunque raro; lo riporto per segnalare ogni parte che potrebbe essere danneggiata e che vale la pena di esaminare prima di procedere all'acquisto.

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In alcune pialle la leva laterale risulta mancante. Essa è attaccata alla sommità del frog mediante un piolo ribattuto. A causa dell'usura il piolo può perdere la capacità di trattenere la leva nella sua posizione. La presenza di una leva laterale è testimoniata da un foro di circa 3/16" (5 mm) al centro della sommità del frog. Se il foro manca del tutto allora siamo in presenza di un modello più antico che non prevedeva una leva laterale, che fece la sua apparizione nel 1885 (le prime leve laterali erano costituite da un sol pezzo con un bordo terminale rialzato che interagiva con un recesso presente nella lama. Nel 1888 la leva laterale divenne a due pezzi, con un disco terminale che interagiva con la lama permettendone gli spostamenti laterali). Se vi capita una pialla di epoca pre-leva laterale non modificatela aggiungendola. Piuttosto cedetela ad un collezionista e col ricavato acquistate un modello equipaggiato con tale accessorio.

La maggior parte dei modelli sono dotati di manici e pomoli di palissandro (durante la Seconda Guerra Mondiale e dopo la metà degli anni '50 si ritrovano di legno duro tinto). Nel catalogo del 1927 ci deve essere stato un errore, dal momento in cui era descritto che tutte le bench, ad eccezione della #1 , #1C, #2, e #2C, avevano i manici in cocobolo. Non solo non ho mai visto dei manici di questa essenza ma anche si fa riferimento ad una fantomatica #1C (mai prodotta) che avvalora l'ipotesi dell'errore.

Il manico spaccato, problema frequente nei modelli più vecchi, è facilmente riparabile mediante incollaggio. Il corno superiore è spesso mancante a causa di una rottura. Esso consente una presa più solida, offrendo aggancio alla zona della mano che si trova tra pollice e indice. La maggior parte dei manici sono riparati con chiodi, viti, colla o spine. Essi sono soggetti a spaccature anche sulla parte adiacente alla loro base, proprio dove il corpo si estende inferiormente per appoggiarsi alla base della pialla.

I manici delle bench più piccole, dalla #1 alla #4 e la #5 1/4, sono dotate solo della barretta filettata e un dado incassato in ottone (in alcuni modelli è in acciaio o anche è presente un lungo bullone che si avvita direttamente nel suo foro - N.d.t.). Le pialle più grandi, dalla #4 1/2 alla #8 hanno lo stesso sistema di fissaggio del manico con l'aggiunta di una vite ausiliaria alla punta della base. I manici dei modelli più grandi sono poggiati, inoltre, su uno zoccolo leggermente rialzato dalla base, dove sono creati i fori per i due fissaggi. Stanley era solita utilizzare filettature non standard e fu fatto soprattutto in relazione della viteria per le parti in legno.

Esistono riproduzioni dei manici originali, spesso realizati molto bene. Un manico non originale non e' un grosso problema su una pialla comune che deve essere utilizzata, ma diventa un fatto rilevante per i modelli da collezione quali la numero #1, #2 e #2C. Negli anni venti Stanley applicò una decalcomania con colori marcati sul lato sinistro dei manici nella maggior parte delle sue pialle. Generalmente la loro presenza incrementa il valore dell'utensile, giacchè indicativa delle condizioni d'uso che, quando estensivo, portava ad un rapido consumo dell'immagine. Alcuni manici riprodotti hanno anche questo adesivo e bisogna essere molto cauti nell'acquisto di pialle da collezione. L'immagine originale ha uno sfondo di blu acquamarina mentre nella riproduzione tale sfondo è più scuro e tendente al verde. Inoltre quelle falsificate appaiono più spesse e meno nitide.

Capiterà di trovare pialle con dei manici dalla colorazione rossastra e con le lettere "B of E" stampigliate in rilievo su entrambi i lati. Questi manici furono venduti da Stanley alle scuole come parti di ricambio, laddove l'uso intensivo ne richiedeva una frequente sostituzione. "B of E" sta per "Board of Education" ("Ministero dell'istruzione" - N.d.t.). Tali manici furono disponibili nei primi due decenni del ‘900, mentre negli anni '30 furono rimpiazzati da manici di alluminio. Questi rimpiazzi si trovano soprattutto sulle Jack, modello tipico utilizzato nelle scuole degli Stati Uniti.

ImageIl pomolo anteriore presenta sovente spaccature e scheggiature sulla base. Ciò è più frequente nei modelli più vecchi con pomolo basso a forma di fungo. Il danno si procura durante l'uso, applicando la spinta in quel punto.

Molte persone trovano il pomolo basso meno confortevole da impugnare, specialmente sulle pialle più corte. Un pomolo più alto (High Knob) fu disponibile a partire dal 1920 circa. Questa soluzione, nella quale la forza di spinta viene applicata in una posizione più alta, soffrì degli stessi problemi relativi alle fratture alla base.

Circa 10 anni più tardi la soluzione fu trovata ricavando nella fusione del corpo pialla un elemento circolare che, circondando la base del pomolo, rendeva quest'ultimo più resistente e meno soggetto a microfratture. (Curiosamente, il rialzo nella fusione fu introdotto nelle Bed Rock già a partire dal 1911, ma solo con lo scopo di fornire un appoggio rialzato: infatti il pomolo poggia sopra il rialzo - N.d.t.). Di pomoli alti se ne trovano di due tipi: quelli più datati hanno la base perfettamente circolare, a differenza di quelli più recenti nei quali la base è a tronco di cono.

Il grado di planarità della suola è una questione abbasrtanza controversa (francamente penso che la corrente di pensiero attuale di una suola perfettamente piana sia un'esagerazione). Certo non bisogna acquistare pialle con la suola chiaramente distorta sia nel senso della lunghezza che della larghezza. Sovente si avrà la necessità di eliminare scheggiature e graffi profondi per evitare che possano compromettere il risultato della piallatura.

La base ha una forma arrotondata alle estremità. Qualche volta ho visto delle pialle, soprattutto jack, la cui base era stata squadrata di proposito. Anche la presenza di un foro nella base dovrebbe far desistere dall'acquistare la pialla. Questi fori venivano fatti per permettere l'aggancio dell'utensile ad un chiodo piantato nel muro. Esso non influenza le prestazioni della pialla ma ne rovina il valore collezionistico, soprattutto su pialle rare. Simili fori venivano anche praticati nei fianchi per permettere di utilizzare guide speciali, come quelle per piallare i bordi ad angolo, offerte in quegli anni.

Le pialle Stanley erano dotate di ferri particolarmente sottili, se paragonati a quelli utilizzati sulle più datate pialle in legno. Leonard Bailey fu il primo ad utilizzare queste lame, prima che Stanley acquisisse i suoi brevetti. Questi i punti su cui Stanley basò la propaganda delle sue lame:

1. Sono più facili da molare;
2. Richiedono meno tempo per tenerle in condizioni ottimali;
3. Avendo un sezione minore sarà più facile affilarle senza cambiare l'angolo dello smusso principale che potrà essere così conservato più a lungo;
4. Sono più stabili quando posizionate sul frog (difficile da capirsi e probabilmente frutto di sola propaganda - N.d.t.)

Alcuni fornitori odierni mettono a disposizione dei ferri per le bench Stanley. Sebbene essi siano di alta qualità, tuttavia risultano sovente troppo spessi per essere inseriti al loro posto senza dover apportare delle modifiche alla pialla (allargamento dela bocca) che potenzialmente ne diminuiscono il valore a lungo termine.

Assicuratevi che vi sia ancora una porzione di ferro utilizzabile e se esso è molto corroso non sarà recuperabile. Un po' di corrosione superficiale di colore nerastro e facilmente eliminabile potrà essere presente sulla parte di lama sulla quale va a fare presa il lever cap. Della ruggine superficiale è di solito presente anche tra ferro e controferro dove rimane sempre un po' di umidità. Ispezionate con cura le lame e assicuratevi che non abbiano rotture. I ferri Stanley essendo così sottili possono essere più soggetti a questo problema, ma non è una cosa comune. Ho anche trovato dei ferri che avevano perso la laminatura. La laminatura fu offerta da Stanley (in maniera discontinua - N.d.t.) negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale (cliccate qui per accedere alla propaganda che fu fatta per le lame laminate). Assicuratevi anche che il controferro aderisca bene al ferro; in caso contrario occorrerà agire di mola.

Stranamente, ogni tanto si osservano dei ferri con il bordo superiore ammaccato a forma di fungo, come si nota in tutte le pialle in legno. Le pialle Stanley che mostrano questa "lavorazione manuale" devono essere appartenute a falegnami del periodo di transizione dalle pialle in legno a quelle in metallo, tempi durante i quali la linea di demarcazione che separava un mastro falegname da un maldestro brocco era larga giusto quanto un martello. Perchè mai qualcuno dovesse colpire la sommità del ferro in questo tipo di pialle mi è difficile capirlo. Se la vostra pialla mostra questa caratteristica, una lima risolverà il problema.

Raramente, e sottolineo raramente, potreste trovare una bench con uno strano ferro. Esso è costituito da un ferro normale ma con una lama molto affilata che si avvita alla sua estremità. Se lo trovate, vi conviene cederlo ad un collezionista e rimpiazzarlo con un ferro ordinario. Si tratta di un'altra delle poco felici idee di Stanley (le cosiddette "Ready Edge Blades."), studiata con l'intento di facilitare la vita ai falegnami. Quando la lama si consumava, semplicemente si sostituiva solo la porzione finale che si avvitava sul suo supporto. Questa terribile idea fu adottata per i ferri da 1 3/4", 2", e 2 3/8" e, fortunatamente, solo per un breve periodo tra la fine degli anni '20 e l'inizio degli anni '30.

ImageAlcune scheggiature sul bordo del lever cap chè è in contatto con la lama non devono allarmare. Queste sono causate dall'uso a mo' di cacciavite fatte da un precedente proprietario per avvitare e svitare la vite che tiene insieme ferro e controferro, quando si deve procedere all'affilatura. Ciò causa una perdita di valore per scopi collezionistici ma di solito non influisce sulla capacità del lever cap di serrare bene il gruppo di taglio.

Il lever cap subì un piccolo cambiamento nella forma del foro attraverso il quale passa la vite che lo regge al frog. Il primo foro era simmetrico e fu fatto a forma di toppa di chiave. All'inizio degli anni '30, il foro fu ridisegnato (e brevettato) e gli fu data la forma di un rene. La ragione fu ricercata nel supposto problema di un lever cap che potesse andare all'indietro e scappare dalla vite di tenuta mentre si girava la manopola di regolazione. In effetti le pialle erano state fabbricate già da 70 anni e utilizzate con successo senza questa caratteristica e dunque è da presupporre che Stanley introdusse questa modifica come elemento distintivo nel mercato.

Verificate se vi sono rotture o scheggiature intorno al foro del lever cap dove passa la vite. Questo difetto può influire sull'utilizzo della pialla poichè il lever cap potrebbe allentarsi durante l'uso. E' meglio evitare esemplari con questo problema a meno che non debbano essere utilizzati come fonte di parti di ricambio. Controllate che la manopola di aggiustamento posteriore giri liberamente – molte volte sono bloccate. Se la zigrinatura della manopola appare rovinata o la forma non è perfettamente circolare, questi sono dei buoni indizi che qualcuno abbia tentato di sbloccarla con forza, anche stringendola in una morsa.

Delle più o meno evidenti sbeccature sono presenti abbastanza frequentemente sui bordi laterali, vicino le estremità della base. Sebbene questi difetti non siano gravi, essi diminuiscono il valore collezionistico della pialla. Inoltre possono essere taglienti per cui è bene molarli se non si vogliono correre rischi per le proprie mani.

Controllate anche la leva di aggiustamento a forma di forca che si inserisce nel frog. Somiglia appunto ad una forchetta, con due soli denti, le cui estremità hanno forma arrotondata. Ognuna delle due estremità si aggancia al solco circolare nella manopola di aggiustamento in ottone. Qualche volta una delle due estremità si rompe, rendendo instabile la leva. Queste leve sono di ghisa ma a partire dai primi anni '60 furono fatte da due pezzi di acciaio combacianti. Può sembrare strano che una leva di ghisa possa rompersi, ma la rottura interviene di solito quando il lever cap non è ben fermo e il ferro durante la piallatura può essere spinto all'indietro, esercitando una notevole forza proprio sulla lava a forchetta, fino a romperla.

Stanley, nelle sue istruzioni riguardo all'uso della pialla, specificatamente raccomanda di serrare bene il lever cap. – "Se la leva di serraggio non scatta al suo posto facilmente, allentate leggermente la vite di serraggio. Se il ferro pialla non è fermamente posizionato quando la leva è in posizione di chiusura allora allentate la vite." Da nessuna parte Stanley menziona che la leva a forca debba essere posizionata in avanti in modo da sostenere il fronte del recesso in cui aggancia il controferro, come ritenuto da molti.

Alcuni autori dei nostril giorni, sicuri delle loro affermazioni, raccomandano di utilizzare un paio di pinze per stringere i due denti della forcina e farli agganciare meglio alla manopola di regolazione. NON LO FATE MAI: la romperete di sicuro! Se la forcina è rotta, se ne può recuperare una da una pialla non utilizzabile facendo fuoriuscire il pioletto che consente alle leva di oscillare. Il piolo normalmente si muove fuori da sinistra a destra, guardando il frog dalla parte posteriore.

ImageMolte furono le modifiche fatte alle bench durante la loro produzione. Esse sono elencate nello studio sui modelli, ma il maggior cambiamento nel design, quello del frog e del modo con il quale esso interagisce con la base, è descritto di seguito con maggior dettaglio.

Nelle pialle bailey ci sono 4 tipi principali di frog e di rispettivi modi di interazione con la base. Ci furono anche altri brevi esperimenti ma la descrizione che segue riguarda i quattro tipi di frog che rimasero più a lungo in produzione.

Il primo tipo di struttura assomiglia alla lettera "H" se guardato dal davanti o dalla parte posteriore della pialla. Il frog è rettificato per posizionarsi sui fianchi della H dove si inserisce su una corrispondente area rettificata della base. Il frog è avvitato su un elemento orizzontale che collega i due laterali. Questa disposizione era quella che adottò Leonard Bailey prima che Stanley comprasse i suoi brevetti. Fu mantenuta per qualche anno, fino al 1872 quando fu sostituita da un design che ebbe vita breve, non essendosi dimostrato abbastanza efficiente (spiegazione più avanti).

Il secondo schema importante fu proposto, insieme al frog sperimentale citato prima, nel 1874. La struttura è costituita semplicemente da un'area piana e larga, ricavata nella base, leggermente rialzata da essa e in cui sono presenti due fori per le viti che serrano il frog al suo posto.

Allo stesso modo la parte inferiore del frog è spianata con precisione per innestarsi sulla base. Questa soluzione di assemblaggio del frog era solida e funzionava molto bene, ma la quantità di metallo che era sottoposto a rettifica dopo che leparti erano state prodotte comportava un rallentamento della produzione e un aumento dei costi, per cui fu deciso di aggiungere due solchi (ca. 1888) per accogliere il frog, riducendo di fatto la zona da rettificare. Questa soluzione era ancora troppo costosa e Stanley se voleva diventare "La casa dell'utensile mondiale" doveva apportare ancora delle modifiche. Così dal momento che stavano per scadere anche i diritti sui brevetti precedenti la casa costruttrice ebbe il bisogno di nuove idee per differenziarsi dai suoi concorrenti.

Fu così che nacque il terzo tipo di frog , brevettato da Stanley. Le pialle configurate con la nuova struttura hanno "PAT'D/MAR-25-02/AUG-19-02" impresso sulla base, proprio sotto la manopola in ottone che regola la profondità di taglio. Questa ristrutturazione del frog fu probabilmente proprio dettata da ragioni di mercato, giacchè i brevetti precedenti erano scaduti appena cinque anni prima.

La caratteristica di questa nuova struttura, per la parte riguardante la sede di innesto del frog, è quella di essre costituita da una barra trasversale, una centrale e due boccole che contengono i fori per il frog, che fiancheggiano la barra centrale. Il bordo anteriore del frog prende contatto direttamente dietro la bocca, offrendo una maggiore stabilità e riduce il saltellamento della lama durante il taglio. La parte posteriore del frog ingaggia la barra trasversale per tutta la sua lunghezza. La presenza di un solco centrale assicura un preciso incastro del frog sulla barra longitudinale e un suo perfetto allineamento, tenendolo parallelo alla bocca. La barra centrale fu leggermente modificata con una più larga e a forma di arco intorno al 1907. I due cilindri per le viti del frog furono fatti di proposito molto robusti, per prevenire la flessione della suola quando il frog veniva saldamente avvitato al suo posto. (In effetti una minima flessione può esserci, tanto è vero che si preferisce lasciare il frog avvitato quando si procede a spianare la suola, in modo da assicurare un lavoro più preciso - N.d.t.).

ImageL'intero frog può essere mosso avanti e indietro (per chiudere o aprire la bocca, a seconda dei casi) mediante una vite di regolazione che è accessibile subito sotto la manopola di ottone per la profondità di taglio. Questa caratteristica venne offerta in anteprima sulle pialle della serie Bedrock, ma presto, visto il successo, fu estesa alle altre Bailey a partire dal 1907.

Il quarto tipo di frog fu fatto dopo la Seconda Guerra Mondiale. La parte che riceve il frog, con la barra centrale, assomiglia ad una forchetta. C'è una interruzione nella zona rettificata della barra trasversale, subito sopra la vite di aggiustamento del frog. Questo nuovo tipo non fu brevettato.

Occasionalmente, la parola "IMPERFECT" può essere ritrovata impressa su uno dei lati della base. Sta a significare che la pialla non ha passato i controlli di qualità. Di solito tali imperfezioni sono trascurabili e possono riguardare difetti di finitura o difetti della fusione (presenza di qualche bollatura). Io ho notato questi segni solo su pialle fabbricate intorno alla metà del 20° secolo. Le pialle più antiche che presentavano questi problemi erano probabilmente scartate e negate alla vendita. Vedi anche la #17 per altre informazioni relative a questa dicitura "IMPERFECT".

Tra la fine degli anni '20 e i primi anni '30, Stanley decise di dipingere i lati di alcuni frog di un arancio molto brillante (e appariscente). Questo colore copre la verniciatura usata normalmente sia per il frog che la base. La ragione di ciò non è ben chiara. Forse ci fu un tentativo di imitazione nei confronti delle bench Millers Falls che avevano il frog dipinto con un rosso brillante. Se fosse questa la ragione, bisogna però sottolineare che Millers Falls non insidiò mai il ruolo di Stanley come leader mondiale della produzione di pialle metalliche. Comunque, Millers Falls cominciò a produrre le sue pialle nel 1929, proprio quando apparvero i frog dipinti di arancio.

La colorazione arancione non fu limitata solo alle pialle della linea Bailey. Essa può essere notata sulle Bedrock, alcuni pialletti (il pomolo e la manopola di regolazione in ottone sono dipinti in arancio), e sulla sponderuola #78 (il logo stampato sul lato destro evidenziato in arancione). Ci saranno probabilmente altre pialle con questa caratteristica, comune soprattutto alle bench, mentre nelle altre è piuttosto rara.

ImageStanley produsse anche un frog che ebbe una vita molto breve durante i primi anni ‘870 (figura a sinistra). Questo tipo di design prevede un frog che è almeno la metà di uno normale ed è quasi indentico a quello che Leonard Bailey stava producendo quando decise di lasciare Stanley e ricominciare con una nuova serie di pialle bench, la sua linea Victor. Stanley, fidandosi del genio di Leonard Bailey, pensò bene che quello schema di frog potesse fornire un miglioramento al frog attuale e decise di imitarlo. Il nuovo frog Bailey Victor, certamente dimostrò di essere di più facile produzione, giacchè era minore la quantità di zone rettificate, ma aveva due importanti difetti: non c'era possibilità di aggiustare il frog per aprire e chiudere la bocca; e la barra trasversale che sosteneva il frog era soggetta a rotture in seguito allo stress meccanico subito dal lever cap troppo serrato durante l'azione di piallatura. Questo frog è assicurato alla barra trasversale mediante due viti orientate orizzontalmente. Un simpatico tentativo di Leonard e Stanley, anche considerando che una sola grandezza di frog poteva essere usata su quasi tutte le bench (dalla #3 alla #8), anche se un siffatto frog non soddisferebbe tutti gli utilizzatori di pialle.

Molti si confondono su chi abbia creato queste pialle, Bailey o Stanley. La risposta è: ambedue. Leonard Bailey, mentre lavorava nella prosperante Boston, Massachusetts, durante gli anni '50 e '60 dell'800, realizzò il disegno fondamentale della pialla come ci è familiare. Queste pialle non hanno quasi nessuna dicitura, eccetto che la manopola in ottone qualche volta riporta la scritta "BOSTON" e "BAILEY". Stanley, avendo fabbricato livelle e righe per circa 15 anni, cercava di espandersi nel mercato degli utensili, cosicchè acquistò i brevetti di Bailey nel 1869. Stanley produsse queste pialle senza quasi apportare modifiche, e il marchio Stanley era presente solo sulla leva di aggiustamento laterale. Nel 1902 Stanley, per omaggio a Bailey, decise di aggiungere la scritta "BAILEY" stampigliata sulla base: queste pialle furono prodotte da Stanley in esclusiva. Nel 1925, i lever cap furono per la prima volta messi sul mercato con la scritta "STANLEY" stampigliata su di essi, mentre si conservava la dicitura "BAILEY" sulla base. Molti credono che il lever cap di queste pialle sia un rimpiazzo o che le pialle non siano prodotte da Stanley. Stanley produsse quasi tutte queste pialle. Esemplari fatti da Bailey, in Boston, sono molto rari e ricercati dai collezionisti.



#3C - Pialla da finitura (smooth plane)


  • Lunghezza: 8" (20,3 cm)
  • Larghezza (lama): 1 3/4" (4,4 cm)
  • Peso: 3 1/8 lbs (1416 g)
  • Periodo di produzione: 1898-1970
  • Utensile raro: No


La versione con suola corrugate della #3.

Come per la #2C, i vantaggi di una suola corrugata sono alquanto opinabili su una pialla di tali dimensioni.








  
 legnofilia [ Ven 04 Giu, 2010 00:38 ] Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento  
 


 

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