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I TUTORIAL DI Legnofilia


Cappello al tornio


  • Data: 06/05/2010

  • Autore: Robert




Fasi della realizzazione


Molte volte, quando si tornisce, si pensa a realizzare, per lo più, prodotti di arredo o di piccola utilità.
Di seguito si vuole proporre un metodo per realizzare un cappello a partire da un ciocco di legno.

Per iniziare in questa impresa abbiamo, indubbiamente, bisogno di un pezzo di legno. Ed ecco la prima domanda che bisogna porsi: è meglio un ciocco di legno verde oppure uno stagionato?
La mia risposta è stata volta alla scelta di un ciocco di legno fresco, il quale mi è stato più semplice trovarlo delle dimensioni volute e soprattutto di più facile lavorabilità, al tornio, rispetto a quello stagionato.
Per la realizzazione del capello la scelta è caduta su di un ciocco di alloro. La prima operazione è stata quella di tagliare il pezzo che mi sarebbe servito, prima nel senso radiale della fibra e poi nel senso longitudinale. Per questa operazione io ho utilizzato una motosega, per la semplice ragione che il pezzo aveva dimensioni maggiori della massima altezza di taglio della mia sega a nastro. Naturalmente tutte le operazioni possono essere fatte con una sega manuale: in questo lavoro ho cercato di utilizzare un mix di lavorazioni manuali e non, per far comprendere che qualunque cosa si faccia la si può fare bene con o senza utensili particolari.

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Terminati i tagli si procede a tracciare la circonferenza massima che il legno consente di fare. Questo lo si fa utilizzando un semplice compasso da disegno.
A questo punto bisogna togliere il legno in eccesso. Anche in questo caso possiamo utilizzare due metodologie: quella manuale e quella tecnologica. La scelta, questa volta, è caduta sul metodo manuale: con l’ausilio di una accetta ho iniziato a togliere tutto il legno in eccesso.

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È senza dubbio un lavoro faticoso ma che dà grosse soddisfazioni; è pur vero che è un lavoro particolarmente pericoloso, ma se si ha la mano ferma e una buona manualità con questo utensile, restando sempre vigili su tutto ciò che si fa, in fin dei conti è pericoloso tanto quando tutte le altre operazioni di falegnameria.

Dopo aver tolto tutto il legno in eccesso e reso il ciocco quando più bilanciato possibile nella forma e nel peso, ci spostiamo in laboratorio.
Qua, dopo aver saldamente fissato il platorello al ciocco di legno per mezzo di 8 viti, si è proceduto ad avvitare questo nell’asse del tornio: il pezzo non è ancora perfettamente bilanciato quindi, per maggior sicurezza, nelle prime fasi di sgrossatura, fissiamo saldamente la contropunta contro il pezzo.

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Quindi si procede a fissare il ventaglio portautensili. In questo caso, visto le generose dimensioni del legno, ho utilizzato anche la prolunga, in modo tale da mettere il ventaglio nella posizione ottimale per una buona tornitura, ma soprattutto per avere un ottimo appoggio. Prima di avviare il tornio, in realtà ancor prima di metter il platorello sull’asse del tornio, mi sono assicurato che la velocità di questo fosse quella più bassa che la mia macchina consentisse.

Un ulteriore controllo che bisogna fare, prima di avviare la macchina, e quello di far ruotare con la mano il pezzo per sincerarsi che esso non vada ad urtare con nessuna parte del tornio e/o del ventaglio.

Utilizzando una sgorbia da sgrosso ho iniziato a sgrossare il pezzo: come si può notare dalla foto, ho utilizzato un modo un po’ insolito di tenere la sgorbia da sgrosso, ma in tal maniera mi è stato possibile tagliare meglio le fibre del legno.

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Si continua il lavoro di sgrossatura con molta calma e pazienza. Questa, probabilmente, è una fase molto critica poiché, solitamente, non si presta la giusta attenzione, proprio perché si è nella fase di sgrossatura e quindi si pensa che, anche se si commettono degli errori, a questi si potrà sempre rimediare in seguito.
In realtà non è proprio cosi, per due semplici motivi:
  • in primo luogo, una disattenzione può provocare una irreparabile scheggiatura del legno (mi riferisco alle estremità "di testa" del pezzo, visto che stiamo tornendo un ciocco che ha la venatura in direzione ortogonale all’asse del tornio), che ci costringerebbe a rivedere il progetto;

  • secondo, ma non meno importante, c'è da considerare l'aspetto sicurezza della nostra persona, come anche cercare di evitare qualsiasi danneggiamento degli utensili.


Procediamo quindi con la sgrossatura del pezzo fino a quando non abbiamo dato la forma desiderata: quanto più ci avviciniamo a questa, tanto più accurata sarà la gestione e l’utilizzo di sgorbie diverse.
Si parte da quella da sgrosso e si arriva a quella a profilare, cercando di lasciare una superficie che sia quanto più liscia possibile. Ricordiamo che abbiamo a che fare con legno fresco, pertanto non possiamo utilizzare della cartavetrata per correggere gli errori di profilatura.
Di seguito sono mostrate una sequenza di foto, certamente molto più esplicative di mille parole:

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All’estremità del ciocco si realizza un tenone che ci servirà per agganciare il pezzo con il mandrino per proseguire con la tornitura.

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Terminata tutta la parte esterna, togliamo la contropunta e fissiamo il mandrino:

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Avviamo il tornio per sincerarci che il mandrino ruoti in asse, altrimenti dobbiamo fare dei piccoli aggiustamenti fino a che tutto ruoti con lo stesso asse.
Svitiamo le viti dal platorello ed avvitiamo il mandrino all’asse del tornio, mettiamo la contropunta e la stringiamo bene per una maggior sicurezza ed iniziamo a tornire: si inizia dal bordo esterno, in modo tale da avere al centro tutto il legno e non incorrere in fastidiose vibrazioni.

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Ogni tanto ci si ferma per vedere lo spessore della tesa.
Tolta la contropunta si iniziano le operazioni di scavo:

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Dopo aver scavato, con una sgorbia a profilare rifiniamo tutte le superfici.


Rifinite tutte le superfici interne del nostro cappello, bisogna prendere un altro pezzo di legno e sagomarlo a tronco di cono, con un foro al centro dove verrà inserita una barra di ferro con lampada.

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All’interno dell’asse di ferro vi è una barra filettata forata (sono quelle che vengono utilizzate nei lampadari e che si possono trovare nei brico), che viene sostenuta nella parte retrostante la testa del tornio con un’incastellatura in legno, in modo che rimanga al centro dell’asse del tornio e non vada a strofinare contro le pareti di quest’ultimo.
In testa alla barra filettata vi è fissato un portalampade con attacco edison “piccolo” sul quale viene alloggiata una lampadina. Anche se dalla foto non si comprende bene, la lampadina viene alimentata a 12 V con due conduttori messi all’interno della barra filettata e collegati ad un alimentatore di sicurezza.
Questo è un punto fondamentale: mai impiegare una lampadina a 230V alimentata direttamente dalla rete di distribuzione, perchè ci si esporrebbe al rischio di folgorazioni.

Dopo aver fissato la lampadina ed essersi accertati che tutto sia stato fissato saldamente, si procede fissando
il capello sul tronco di cono (una sorta di martire), reggendolo all'estremità opposta per mezzo della contropunta. Attenzione a non spingere troppo la contropunta, perchè si rischierebbero spaccature.

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Iniziamo ad eliminare il tenone che ci è servito in precedenza per scavare l’interno del cappello.

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Sistemato il tenone, si procede con molta calma e cura ad assottigliare le pareti del capello, utilizzando
la luce emessa dalla lampadina come guida, fino a quando la luce non comincerà a filtrare in modo
omogeneo attraverso il legno, conferendogli una colorazione rossastra:

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Si procede poi alla finitura del pezzo ed ecco il risultato finale:

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 legnofilia [ Mar 25 Mag, 2010 23:10 ] Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento