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I TUTORIAL DI Legnofilia


La piegatura a vapore





Introduzione


Dico subito che non sono un guru della piega a vapore, la mia esperienza è stata piuttosto limitata, però visto l'interesse suscitato dall'argomento vi racconto in questa scheda cosa ho realizzato finora.

Ho scaricato e letto tutto quello che sono riuscito a trovare in rete, ovviamente in inglese, più il capitolo sulla piega del libro di Tage Frid.



La tecnica


I punti fondamentali per ottenere una buona piega sono i seguenti:

  1. Il flusso di vapore dev'essere costante e abbondante per tutto il tempo previsto.

  2. Il pezzo dev'essere messo in piega il più velocemente possibile (pochi secondi) per limitare al massimo il ritorno.


Per ovviare al problema del ritorno, e mantenere nel contempo un aspetto il più possibile vicino al massello, ho deciso fin dal principio di lavorare per strati, mantenendo però un certo spessore per ciascuno di essi, circa 10mm, incollandoli poi tra loro per ottenere lo spessore definitivo.

Quasi tutti i modelli di camere a vapore che ho trovato in rete prevedono l'uso di un bollitore sigillato, collegato alla camera con un tubo: non so perché ma la soluzione non mi piaceva più di tanto, forse perché mi costringeva ad un extra lavoro per sigillare il bollitore (sono un pigrone!) e fare tutti i collegamenti, ma anche perché lavorare con un recipiente in pressione non mi dava affidamento.
Comunque sia, mi sono buttato sull'unica soluzione alternativa che ho trovato, molto più semplice, modificandola leggermente, eccola qua:

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Nel mio caso la camera a vapore è costruita attorno alla pentola, che butta a bocca piena nella camera stessa.
Tra pentola e camera a vapore ho messo una retina finissima in acciaio, tolta ad un attrezzo di quelli che si mettono sopra le padelle per evitare che gli schizzi d'olio della frittura vadano a finire sui fornelli. Questa rete serve per evitare salti dell'acqua all'interno della camera.

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Il fondo della camera è inclinato verso il centro, in modo da scaricare la condensa nuovamente in pentola.
All'interno sono alloggiati due supporti sagomati per reggere tondi di faggio (niente di metallo nella camera: macchierebbe i pezzi!) che supportano le tavole da piegare.
La camera misura 300x300x1200 mm ed è verniciata con vernice all'acqua.

Ho verniciato i singoli pezzi e li ho montati a vernice ancora fresca, in modo da sigillare le giunzioni perfettamente (suggerimento trovato leggendo il libro di Tage Frid).

Con questa soluzione, il flusso del vapore va dal centro verso le estremità della camera.

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Per favorire il flusso, ho creato anche un'apertura posteriore: quando la pentola è a regime il vapore può uscire dalle estremità.
La porta non la tengo serrata al massimo, allento i dadi quando comincia ad uscire vapore (come la vedete in foto è troppo aperta).

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Raccomando ovviamente i guanti, ma anche maniche lunghe e strette per estrarre i pezzi: con la manica larga del camice mi sono scottato un polso!...

Per quanto riguarda i tempi, la regola aurea è un'ora per pollice (25,4 mm) di flusso pieno.

In pratica, per ricavare il tempo T (in minuti) di permanenza nella camera a vapore di un pezzo con spessore S (in mm),
basta fare la proporzione:

25,4 mm : 60 min = S : T


da cui:

T = 60 * S / 25,4



Così, ad esempio, per uno spessore di 10 mm, il tempo di permanenza nella camera a vapore sarà:

T = 60 * 10 / 25,4 = 23,6 minuti



Nel misurare il tempo di permanenza, io comincio il conteggio solo quando dalla camera inizia ad uscire vapore in modo consistente.


In rete si mette in guardia anche sui tempi di permanenza troppo lunghi: non so che dire al riguardo, visto che, ad esempio, i tempi che si trovano indicati nel libro di Frid sono molto più elevati della regola aurea.
Può essere che il flusso di vapore in quel caso fosse minore: io mi sono attenuto alla regola di un'ora per pollice, magari con qualche minuto extra, ed è sempre andata bene, ma c'é da ricordare che ho sempre lavorato con spessori limitati, fino ad un massimo di 13mm.

Ho trovato anche il consiglio di non mettere mai i pezzi finché la camera non è piena di vapore! Io non l'ho mai fatto e ho sempre inserito i pezzi a camera fredda, e penso che continuerò così: inserire tre pezzi con il vapore che esce non è un'esperienza che abbia voglia di fare, e visto che finora è quasi sempre andata bene...


Una volta estratti i pezzi il problema è metterli in piega velocemente, bloccaggio "a spessore" da una parte in questo modo, magari con un fine corsa:

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Si inserisce il pezzo velocemente, poi si blocca dall'altra estremità e si inizia a mettere i morsetti per tutta la curva.
Nella foto vedete la seconda estremità libera

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Per il bloccaggio avevo creato un accrocchio con morsetti, tavolette e una cerniera, poi l'ho smontato perché ovviamente cambia con lo spessore da piegare.
La prima volta invece ho usato una corda di canapa, ma tendeva a segnare il pezzo.

Un metodo consigliato per evitare che le fibre strappino è usare un pezzo sacrificale molto fino, o una lamina d'acciaio sulla parte esterna della curva, in modo da contenere le fibre. Io ho usato la prima soluzione.

Un paio di giorni di asciugatura in piega, poi qualche giorno d'asciugatura in aria libera, bloccando la curva, e si è pronti per l'incollaggio, usando la stessa dima della piega.




I risultati


Tre strati di ciliegio:

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Due di frassino:

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Due eliche che avevo pensato per un lampadario, ma sono venute leggermente distorte rispetto a come le volevo, per cui sono ancora lì...

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Link utili sull'argomento



Oltre al testo, più volte citato, di Tage Frid:



Elenco di seguito le risorse disponibili in rete alle quali ho fatto riferimento per apprendere la tecnica:











  
 legnofilia [ Mar 28 Giu, 2011 23:11 ] Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento